Il Padre Nostro è senza dubbio una delle più importanti preghiere per la fede cristiana. In questo post, oltre ad allegare il testo completo di questa importantissima preghiera, cercheremo di riassumere le principali informazioni per meglio comprendere l’origine e la valenza.

Iniziamo subito vedendo un’immagine che racchiude il testo del Padre Nostro:

Padre nostro testo originale

Il testo originale del Padre Nostro

Il Vangelo secondo Luca riporta il momento in cui Gesù riferì per la prima volta l’orazione del Padre Nostro.

Tutto avvenne in momento di raccoglimento, durante il quale i discepoli chiesero al Messia di insegnare loro il modo corretto di pregare. Riportiamo ora il testo originale del Padre Nostro, così come viene professato nella liturgia cattolica:

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

Amen

Padre Nostro in Latino e in Aramaico

Originariamente, si può affermare quasi con certezza, Gesù ha trasmesso ai suoi discepoli il Padre Nostro in Aramaico. In seguito poi sono state scritte le versioni in Latino, Ebraico, Greco e infine in tutte le lingue del mondo.

Uso e trasmissione iniziale della preghiera

All’inizio del Cristianesimo soltanto poche persone usavano questa preghiera, perché doveva essere memorizzata, espressa in termini comprensibili e adeguatamente tradotta prima che il suo uso potesse diffondersi. Per questo motivo sono stati necessari molti secoli per terminare tale sforzo.

La predicazione compiuta da Gesù in aramaico – come detto – appare evidente dagli Ipssissima Verba, tramandati nei testi evangelici. Il testo aramaico del Nuovo Testamento esiste ed è quello che è stato tramandato della Peshitta, la Vulgata aramaico-siriana.

Traduzioni del Padre Nostro

Il fatto che la Chiesa delle origini fosse mistilingue, cioè ognuno apprendeva il Vangelo nella propria lingua per meglio comprenderne il significato, lascia supporre che anche questa preghiera, come il resto del Vangelo, non sia stato tradotto immediatamente dall’aramaico, ma solo in una fase successiva. Il Padre Nostro comunque risulta occupare una parte di rilievo nella liturgia aramaico-siriana.

Si può affermare che sia la traduzione latina sia quella italiana, non corrispondono in ogni parola al significato originale del testo in aramaico, ma ne riproduce fedelmente il senso letterale.

Per molti secoli la preghiera è stata recitata in latino. Con l’imporsi della lingua italiana poi, si è data maggiore attenzione alla traduzione dell’intera Bibbia e di conseguenza al Padre Nostro. E’ stata quindi avviata una versione più fedele ai testi originali e più aderente alle attuali esigenze della lingua italiana, grazie alla traduzione interconfessionale del 1985.

La preghiera nel Vangelo

La preghiera si trova citata all’interno dei Vangeli sinottici, in due forme: quella di Matteo (6,9-13) e quella di Luca (11,2-4).

Differenza tra le versioni

L’evangelista Matteo propone una versione più ampia e strutturata rispetto ad una più sintetica ed essenziale riportata in Luca. La loro unità consiste nell’affermare che questa invocazione sia stata utilizzata fin dalle prime comunità cristiane non prestando importanza alle parole, quanto alla sostanza del testo. E’ presente una diversità lessicale, ma la materia risulta essere la stessa in tutte e due le redazioni.

Nella redazione di Matteo il brano si contestualizza nel discorso della montagna (Mt 5,7), in Galilea, dove Gesù presenta la novità del Regno dei Cieli, rivestendolo di un valore programmatico.

Luca invece ha inserito la pericope all’interno della sezione “Salita verso Gerusalemme” e l’ha collocata all’inizio di una breve catechesi sulla preghiera (Lc11,1-13), il cui contenuto principale sembra essere quello di educare alla fiducia:“Ebbene io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Lc11,9).

Le origini

Per quanto attiene l’origine di queste due versioni si fa strada l’ipotesi di un’unica fonte a cui gli evangelisti avrebbero attinto.

Secondo la tesi più comune, poiché il testo si trova in Mt e Lc, è possibile che la preghiera appartenesse ad una fonte precedente (denominata fonte “Q”), da cui i due evangelisti avrebbero ricavato il testo e successivamente lo avrebbero introdotto nel racconto con le diversità proprie.

Non deve sfuggire comunque un particolare significativo: i discepoli non chiedono a Gesù di insegnare loro una preghiera, ma un modo di pregare e Gesù mostra il metodo per farlo.

Qual è l’originale?

Non si è in grado di stabilire con certezza quale fosse delle due redazioni, quella che riporta la preghiera “storica” pronunciata da Gesù. Se cioè è Matteo che ha introdotto le domande in più rispetto a Luca, per esigenze contestuali, o è Luca che le ha omesse.

Si può però affermare che fin dall’inizio, l’antichissima tradizione ecclesiale ha sempre proposto come preghiera del Padre Nostro l’edizione matteana, che anche oggi  si ritiene come formula di preghiera della Chiesa.

A proposito dell'autore

Sono Alessia, ho compiuto i miei studi alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale presso la sede di Arezzo. Insegno Religione nelle scuole secondarie. Cerco di approfondire la comprensione di alcune tematiche legate all’ambito biblico- teologico.