Gli scritti di cui si compone la Bibbia cristiana si chiamano Antico e Nuovo Testamento. Le parole Antico e Nuovo sono in rapporto alla venuta di Gesù. In senso cronologico l’affermazione è dovuta a quanto è stato scritto prima di Cristo, e inseriti nell’Antico, mentre nel NT sono inseriti i fatti accaduti dopo Cristo.

Attraverso uno sguardo complessivo, cercheremo di evidenziare quali sono le caratteristiche, gli aspetti unitari, evolutivi e di continuità, come pure le diversità nella progressione biblica. Questo al fine di cogliere i tratti fondamentali dell’economia salvifica, operante nella storia, nell’uomo e nel mondo.

Differenze tra Antico e Nuovo Testamento

Quali sono le principali differenze tra Antico e Nuovo Testamento?

Vediamole prendendo in considerazioni alcuni aspetti di rilievo delle due parti bibliche:

I Libri e Periodo Storico

L’Antico Testamento è un’espressione coniata dall’apostolo Paolo e si riferisce all’alleanza tra Dio e Israele. Nella tradizione cattolica si annoverano 46 libri articolati in 4 grandi sezioni: il Pentateuco, i Libri Storici, i Libri Profetici e i Libri Sapienziali.

Questi libri risalgono a circa 1800-1700 anni a.C., sono stati redatti da vari autori in ebraico classico ed alcune parti in aramaico, presentano una grande eterogeneità di forme e di contenuti e per la loro stesura sono occorsi circa 1000 anni.

Si considera che all’origine di molti libri dell’AT vi fossero tradizioni trasmesse oralmente, per lungo tempo e fedelmente dal popolo ebraico.

L’appellativo di Nuovo Testamento proviene invece da un oracolo contenuto nel libro di Geremia che annuncia una nuova alleanza. Costituisce una raccolta di 27 libri tutti in lingua greca così suddivisi: Vangeli, Atti degli Apostoli, Lettere di S. Paolo, Lettere Cattoliche e Apocalisse.

Sono stati scritti tra il 49 d.C. fino verso il 120 d. C e sono testimonianza della disposizione divina; del disegno salvifico che trova il pieno compimento con la venuta di Gesù Cristo nella pienezza dei tempi. Questo corpus scritturistico presenta diversi generi letterari ad opera di vari agiografi.

Le Origini

L’AT ha origine ebraica ed è stato riconosciuto canonico sia dal giudaismo che dal cristianesimo, anche se differisce per il riconoscimento del numero dei libri (39 per gli ebrei, 46 per i cattolici).

All’interno del testo troviamo poi varie tradizioni: jahwista, elhoista, sacerdotale e deuteronomista. Fu scritto con inchiostro e penna su foglie di papiro che uniti insieme formavano un rotolo.

Il Nuovo Testamento è di origine cristiana, e ritenuto testo sacro solo dal cristianesimo.

Poiché i testi originali del NT sono andati persi, per ricostruirne il testo, si è ricorso ai manoscritti antichi, prodotti tra il II e il XV secolo (più di 5200 papiri e pergamene).

Scritti Apocrifi

Gli scritti apocrifi dell’AT comprendono libri di varia natura: apocalittici, sapienziali, preghiere, ecc. e sono stati composti sia da ebrei palestinesi che da ebrei di origine ellenica.

Gli apocrifi del NT sono libri che, negando le affermazioni del credo ufficiale, non sono stati inseriti nel canone e vengono riferiti a: Vangelo degli Ebrei, Vangelo di Tommaso, Vangelo di Nicodemo ed altri numerosi scritti comprendenti lettere e profezie.

Antico e nuovo testamento differenza

Elementi di Continuità

Non solo diversità, ma anche numerosi elementi di continutà tra AT e NT. Vediamoli nello specifico:

Le “Alleanze”

Nell’AT si riconoscono tre tipi di alleanze legate alla legge di Mosè che ricordano l’alleanza con cui Jahvè (Dio degli Ebrei) elesse a sé il popolo di Israele. La testimonianza si pone come fondamento nell’”Arca dell’Alleanza”.

Il Nuovo, nella pienezza dei tempi, contiene l’Alleanza nuova e definitiva, in sostituzione della precedente, con la venuta di Gesù che con la Croce ha donato la salvezza al mondo.

Intervento e relazione di Dio

Nell’AT, Dio interviene molte volte per operare la salvezza al suo popolo, mostrando la sua santità e bontà anche attraverso l’opera di uomini chiamati da Lui in suo favore. Nel Nuovo l’amore di Dio viene rappresentato da Gesù vero Dio e vero uomo che incarnandosi mostra il volto del Padre.

Il Vecchio Testamento vede Dio entrare in relazione con l’uomo comunicandogli la sua volontà e donandogli protezione. Questa prospettiva si prolunga e si approfondisce attraverso l’opera di Gesù predicatore della Parola di Dio: il Verbo che si è incarnato.

Monoteismo

Israele è chiamato a riconoscere che il Dio liberatore del popolo oppresso è uno solo è il Signore. Concetto ribadito con la consegna del Decalogo sul Monte Sinai. Questa fede monoteista viene espressa ancora nel Nuovo Testamento, con il riconoscimento di Gesù Figlio di Dio; essendo tutt’uno con il Padre.

La fede in un Dio creatore dell’universo che si legge nelle prime pagine del Libro della Genesi, trova riscontro durante la predicazione di Gesù, quando nei racconti delle parabole afferma di cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.

La Creazione

Il tema della creazione dell’uomo e della donna è centrale nelle pagine della Genesi, quando si legge che sono creati a immagine di Dio (Gn 1,27).

Molti passi del NT testimoniano la grandezza della persona umana creata ad immagine e somiglianza di Dio, ripresa nella letteratura paolina con riferimento alla chiamata di Dio perché tutti diventino Figli di Dio.

Importanza della Preghiera

La preghiera e il culto sono momento importante del rapporto tra Dio e il popolo che ha eletto sia nell’AT che nel NT. In quest’ultimo infatti Gesù insegna come pregare il Padre nel modo in cui Lui stesso esprime la sua intimità con Dio.

Nel libro degli Atti si trovano pagine sulla liturgia dei primi cristiani e l’importanza verso il Battesimo e l’Eucarestia. Sacramenti di iniziazione cristiana.

Condanne e pentimento

Gli scritti narrativi dell’AT riportano la lunga lista di infedeltà e di resistenze del popolo, che porta ad una serie di castighi, rimproveri e condanne divine. I profeti ammoniscono gli uomini in quanto portavoce di Dio.

Allo stesso modo, anche Giovanni Battista nel NT si colloca sulla scia dei profeti antichi nel richiamare al pentimento e alla conversione, come dimostrano anche alcuni scritti paolini (lettere ai Romani, etc.).

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Conclusioni

Il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento – legato ad un profondo aspetto d’unità, di continuità e di progressione della economia salvifica – è riassunto in maniera efficace nella frase di Sant’Agostino:

Il Nuovo si nasconde nell’Antico e l’Antico diventa chiaro nel Nuovo.

Non si può tuttavia negare che il passaggio comporta delle rotture.

Queste riguardano soprattutto la Legge, le istituzioni, le forme di culto – come il sacrificio di animali – le pratiche religiose e rituali – come la circoncisione, le regole sul puro e l’impuro, le prescrizioni alimentari o interpretazioni sulla santificazione del sabato.

Con il NT tutti questi elementi che rivestono una grande importanza nell’Antico, vengono relativizzati e aboliti con la venuta di Gesù che, inaugurando la nuova legge – quella dell’amore verso il prossimo – rappresenta il superamento dell’Antico.

In chiusura possiamo dire che il Dio dell’AT pronuncia la sua ultima Parola nel Nuovo:

Dopo aver, a più riprese e in modi diversi, parlato un tempo ai padri nei profeti, Dio, nel periodo finale in cui ci troviamo, ci ha parlato nel Figlio (Eb.1,1-2).

A proposito dell'autore

Sono Alessia, ho compiuto i miei studi alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale presso la sede di Arezzo. Insegno Religione nelle scuole secondarie. Cerco di approfondire la comprensione di alcune tematiche legate all’ambito biblico- teologico.